Io sono gay, ho 17 anni e que- sta lettera è la mia ultima alter- nativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ot- tanta anni ma sopravvivere al- l’adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sba- gliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depra- vazioni. Non a tutti è data la for- tuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po’ meno discri- minazione e un po’ più di com- miserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smette- rebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e in- giusta volontà divina, sono sta- ti fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redige- re una legge per i matrimoni gay – non sono così sconside- rato – chiedo solo di essere ascoltato. Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pez- zi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l’omofobia, un male che spin- ge molti ragazzi a togliersi la vi- ta per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel mo- mento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c’è nes- sun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fin- gendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demo- nio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma or- gogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere

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