lunedì 24 giugno 2013

Matrimoni gay in Italia: noi li organizziamo così


La Spagna ha celebrato 27 mila matrimoni gay in 7 anni. New York, a meno di un anno dalla legge sulle unioni omosessuali, 8.200 nozze, con introiti di circa 260 milioni di dollari. In Italia il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non è consentito ma qualcosa, per tutelarsi in casi di convivenza o messa al mondo di figli, si può fare. E qualche mese fa ha aperto a Roma, simbolicamente nel giorno di San Valentino, la prima agenzia italiana di wedding planning specializzata in matrimoni per coppie dello stesso sesso. Same Love, questo il nome che suona quasi come uno slogan, nasce dall'esigenza, diffusa in tutto il mondo, di dare anche alle coppie gay la possibilità di "convolare a nozze", come accade in molti altri Paesi dagli Stati Uniti all'Europa. Il matrimonio è, alla fine, un contratto: quindi perché non organizzare una cerimonia simbolica, festeggiando, davanti a un notaio e a un avvocato, la reciproca assunzione di diritti e doveri?

Egizia Mondini, ideatrice del progetto, spiega: "Molti credono che questo matrimonio, in assenza di una legge in Italia, abbia valore solo simbolico. Non è del tutto vero. Certo, da noi non c'è ancora una legge che riconosca i matrimoni gay ma è anche vero che, grazie ad una scrittura privata, regolata dal diritto privato, redatta da un avvocato e depositata da un notaio, l'accordo fra le parti garantisce tutele altrimenti impensabili, dando una regolamentazione privata alla propria relazione di coppia. Naturalmente questo non dà accesso a tutti i diritti che derivano dal matrimonio (eredità e reversibilità, ad esempio) ma aiuta dal punto di vista delle garanzie e del riconoscimento sociale.

In assenza di una specifica legge e per regolamentare questioni principalmente economiche, i conviventi possono dunque stipulare contratti che contribuiscono a risolvere una parte delle problematiche di coppia. Per la conclusione dell'accordo non sono previste formalità particolari ma è consigliabile recarsi da un notaio così da evitare possibili future contestazioni anche da parte dei familiari di ciascun contraente (riguardanti, ad esempio, l'autenticità della firma o la data della scrittura privata). "Nel contratto - continua Mondini - è possibile inserire, ad esempio, un obbligo di mutua assistenza che preveda un impegno reciproco di contribuire, con somme di denaro e/o attività lavorative, alla vita in comune; l'impegno a correre in aiuto ai bisogni dell'altro in caso di cessazione della convivenza; la regolamentazione del diritto di abitazione; l'elenco dei beni mobili e del conto corrente idoneo al soddisfacimento delle esigenze comuni. Non si ottengono tutti i diritti di un matrimonio ma si può fare in modo che, almeno a titolo privato, certe volontà, certi obblighi e certe tutele vengano fatte valere, anche in sede giudiziale".

Ormai ci sono, in Italia, diversi studi legali che seguono queste tematiche, come la rete Lenford, specializzata in diritti di coppie gay o il team legale del Dì Gay Project che si avvale della collaborazione dello studio Coggiati e associati. Il team ha pubblicato sul sito un fac-simile di questo accordo, chiamato Atto d'amore, che funge da canovaccio per le coppie che intendono tutelare la propria famiglia. "Si tratta di uno strumento predisposto in forma volutamente molto semplice - conclude Mondini - proprio per consentire a ciascuno di comprendere il significato di ogni disposizione e adattare il tutto alla propria situazione, senza necessariamente ricorrere all'ausilio di un professionista. è bene, comunque, soprattutto per questioni più complesse o delicate, consultare il proprio legale di fiducia o chiedere assistenza all'associazione stessa".

Da repubblica.it

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